| Il frumento di spiga e madia va in gita |
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| Venerdì 08 Gennaio 2010 11:16 |
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Allora è confermato: la granella di Spiga e Madia , attivamente curata da Franco Viganò, verrà portata al Mandillo dei Semi (promosso dal Consorzio della Quarantina) per essere scambiata. Ne porteremo una piccola quantità, torneremo con una piccola quantità di altre varietà selezionate da altri agricoltori e contadini. Le riprodurremo qui sui campi "liberati" e vedremo se saranno adatti a migliorare le nostre farine e le nostre rese. Come anticipato a dicembre la questione delle sementi è uno dei punti chiave del lavoro di SM per gli anni a venire, questo è un primo passo. La conservazione della biodiversità in campo merita un approfondimento più lungo e torneremo a parlarne. Per oggi ci piace segnalare questa cronaca che, nelle terre del "fu" terziario avanzato, rischia di essere evento. Il comitato tecnico di Spiga e Madia dal volantino dell'iniziativa (leggi) Semi di casa Saper fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali prima degli anni 1950 era ancora pratica comune e diffusa; poi, a partire da quegli anni, i semi di casa sono stati poco a poco e, infine, definitivamente sostituiti da quelli venduti nei consorzi agrari, selezionati dalle ditte sementiere del nord Europa per produrre varietà standardizzate, adatte all'agricoltura industrializzata, più redditizie ma anche più vulnerabili. Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla riproduzione del proprio cibo e dei propri prodotti è venuto meno nel giro di trent'anni, ché davvero basta il silenzio di una generazione perché la memoria sociale si interrompa e la trama della cultura cominci a sfilacciarsi, e poche cose sono così fragili e continuamente a rischio come la memoria. Ora, lentamente, il sapere che non ci è stato consegnato lo stiamo ricostruendo e di nuovo impariamo a riprodurre le varietà dell'orto e del campo. E non è così importante che siano proprio quelle tramandate nei nostri luoghi: se lo sono è meglio, ma se non lo sono va bene lo stesso, perché ciò che importa non è fare della tradizione un museo né un'ideologia, ma recuperare quel saper fare e riprendere autonomia e potere sul nostro cibo e i nostri prodotti. Dunque rimettiamoli i semi delle varietà che abbiamo e che troviamo, anche se sono varietà commerciali, anche se sono ibridate (purché, ovviamente, non sterili). Riseminata per anni con continuità, qualunque varietà per quanto può si adatta a una terra e al suo clima e, poco o tanto, si modifica nella forma e nel comportamento, diventando nel tempo “nativa” di quel luogo. Anche noi siamo così.
Il video
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